Franco
Frabboni
"FA L’OCCHIOLINO
A UNA SCUOLA CLASSISTA".
Siamo rimasti delusi che il Ministro Profumo abbia sfoderato questa
parola d’ordine: Meritocrazia.
E’
molto opinabile l’argomentazione del Ministro dell’istruzione
quando annuncia che la veste/meritocratica assicurerà finalmente
alla scuola più rigore e più serietà. La verità é ben altra.
La
sua Meritocrazia certo sarà diversa ma, non a caso, la medesima
parola ricordiamo già impugnata
dall’incolta Mariastella Gelmini, a fondamento di una scuola
dell’esclusione.
Nel
concreto di quel pessimo ministero ha fatto rima con il
ritorno di un’astorica discriminazione classista: tant’è che
l’ultimo esercito dei “ripetenti” proviene dalle nuove povertà
e solitudini urbane, a partire dai figli delle giovani coppie
costrette al lavoro precario o alla disoccupazione cronica. L’arma
del classismo/2000 è letale. Impone agli allievi che
vivono in contesti domestici deprivati di stimoli cognitivi e
relazionali una vita “claustrale” di classe: dove si impara a
pappagallo al solo scopo di ricevere un voto in decimi freddo e
impersonale. Ovviamente, una scuola di tal/fatta - simbolo non di
severità, ma di poca serietà! - non solo costa meno allo Stato, ma
mette le catene all’intelligenza: costringendola alla rottamazione
della sua potenziale mente plurale. Difatti, cosa c’è dietro a un
sei o un cinque? Soltanto un’istruzione “contromano” che
snatura la scuola in un tempio di risposte esatte e di saperi/verità:
nel quale si zittiscono le idee delle giovani generazioni piene di
curiosità, di dubbi e di confutazioni. Tutte irrintracciabili in una
anonima scala decimale.
In
queste righe, ricordiamo all’attuale primo inquilino di viale
Trastevere che il nostro sistema di istruzione ha a lungo tutelato e
difeso - prima dell’avvento di una Destra illiberale e populista -
il diritto di tutti (non-uno-meno: bocciare é un autogol, ricorda
l’Ue) a percorrere i gradi dell’obbligo e del postobbligo.
Merito delle gloriose avanguardie di fine Novecento: la scuola
a Nuovo indirizzo, a Tempo pieno, a Tempo prolungato e la scuola
Comprensiva.
"FA L’OCCHIOLINO
A UNA SCUOLA DELLA COMPETIZIONE".
Dunque,
la Meritocrazia può diventare sinonimo di anti/Cultura: accade se
premia gli scolari dalla mente/unica, deprivati dell’innata loro
tensione alla “divergenza”. "L’alunno meritevole" é pertanto il
piccolo Faust che vende a Belzebù la mente e il cuore: in una
parola, regala l’anima al diavolo. Siamo al canto funebre della
Meritocrazia dal momento che il suo spartito si fa poco più
dell’ignoranza!
Di
più. Meritocrazia fa rima con Competizione. La spessa caligine di
quest’ultima sta imbrattando e snaturando la scuola in una palestra
dove si combatte corpo-a-corpo per la supremazia sul proprio vicino
di banco. L’idea perversa é per l’appunto quella di tramutare la
classe in un ring sul quale gli allievi incrociano quotidianamente i
guantoni. Una girandola di match che sancirà chi potrà sedere
ancora nel proprio/banco (il vincitore) e chi non avrà più il
posto/banco (il vinto: bocciato e ripetente).
Siamo
al cospetto di un sistema di istruzione teatro di cruenta rivalità,
dove si recita il copione dell’individualismo-privatismo-indifferenza
nei confronti dell’altro da me. Un palcoscenico che si fa
terra/bruciata dove mai più crescerà la pianta dell’amicizia,
della disponibilità, della cooperazione, della solidarietà. Il
primato della Competitività trasforma l’aula/classe in un luogo di
rivalità, dove il compagno di banco si toglie la veste nobile di
amico per indossare l’abito sdrucito di nemico. Un
clima pesantemente diseducativo, che scivola lungo la china del
bullismo e dell’asocialità giovanile.
Pensierino
della sera.
Noi vorremmo una scuola che premiasse l’utenza dei/perché
(piena di dubbi e di domande) e non l’utenza che fa/coccodè
(piena di signorsì e di certezze). Noi vorremmo una scuola
antagonista culturale di una lanterna/Tv che pialla, droga e sopisce
la mente dei bambini, dei giovani, degli adulti e degli anziani.
Quindi, che sappia mettere in campo dispositivi cognitivi idonei a
controllare e a dare direzione razionale all’enorme flusso di
un’informazione mediatica che manomette - ora dopo ora - l’orologio
della vita intellettuale ed emotiva di chi abita il bel/Paese.
"Riforma della scuola" n°15