venerdì 31 agosto 2012

La meritocrazia e l'esclusione


Franco Frabboni


"FA L’OCCHIOLINO A UNA SCUOLA CLASSISTA"
Siamo rimasti delusi che il Ministro Profumo abbia sfoderato questa parola d’ordine: Meritocrazia.
E’ molto opinabile l’argomentazione del Ministro dell’istruzione quando annuncia che la veste/meritocratica assicurerà finalmente alla scuola più rigore e più serietà. La verità é ben altra.
La sua Meritocrazia certo sarà diversa ma, non a caso, la medesima parola ricordiamo già impugnata dall’incolta Mariastella Gelmini, a fondamento di una scuola dell’esclusione.
Nel concreto di quel pessimo ministero ha fatto rima con il ritorno di un’astorica discriminazione classista: tant’è che l’ultimo esercito dei “ripetenti” proviene dalle nuove povertà e solitudini urbane, a partire dai figli delle giovani coppie costrette al lavoro precario o alla disoccupazione cronica. L’arma del classismo/2000 è letale. Impone agli allievi che vivono in contesti domestici deprivati di stimoli cognitivi e relazionali una vita “claustrale” di classe: dove si impara a pappagallo al solo scopo di ricevere un voto in decimi freddo e impersonale. Ovviamente, una scuola di tal/fatta - simbolo non di severità, ma di poca serietà! - non solo costa meno allo Stato, ma mette le catene all’intelligenza: costringendola alla rottamazione della sua potenziale mente plurale. Difatti, cosa c’è dietro a un sei o un cinque? Soltanto un’istruzione “contromano” che snatura la scuola in un tempio di risposte esatte e di saperi/verità: nel quale si zittiscono le idee delle giovani generazioni piene di curiosità, di dubbi e di confutazioni. Tutte irrintracciabili in una anonima scala decimale.
In queste righe, ricordiamo all’attuale primo inquilino di viale Trastevere che il nostro sistema di istruzione ha a lungo tutelato e difeso - prima dell’avvento di una Destra illiberale e populista - il diritto di tutti (non-uno-meno: bocciare é un autogol, ricorda l’Ue) a percorrere i gradi dell’obbligo e del postobbligo. Merito delle gloriose avanguardie di fine Novecento: la scuola a Nuovo indirizzo, a Tempo pieno, a Tempo prolungato e la scuola Comprensiva.

"FA L’OCCHIOLINO A UNA SCUOLA DELLA COMPETIZIONE". 
Dunque, la Meritocrazia può diventare sinonimo di anti/Cultura: accade se premia gli scolari dalla mente/unica, deprivati dell’innata loro tensione alla “divergenza”. "L’alunno meritevole" é pertanto il piccolo Faust che vende a Belzebù la mente e il cuore: in una parola, regala l’anima al diavolo. Siamo al canto funebre della Meritocrazia dal momento che il suo spartito si fa poco più dell’ignoranza!
Di più. Meritocrazia fa rima con Competizione. La spessa caligine di quest’ultima sta imbrattando e snaturando la scuola in una palestra dove si combatte corpo-a-corpo per la supremazia sul proprio vicino di banco. L’idea perversa é per l’appunto quella di tramutare la classe in un ring sul quale gli allievi incrociano quotidianamente i guantoni. Una girandola di match che sancirà chi potrà sedere ancora nel proprio/banco (il vincitore) e chi non avrà più il posto/banco (il vinto: bocciato e ripetente).
Siamo al cospetto di un sistema di istruzione teatro di cruenta rivalità, dove si recita il copione dell’individualismo-privatismo-indifferenza nei confronti dell’altro da me. Un palcoscenico che si fa terra/bruciata dove mai più crescerà la pianta dell’amicizia, della disponibilità, della cooperazione, della solidarietà. Il primato della Competitività trasforma l’aula/classe in un luogo di rivalità, dove il compagno di banco si toglie la veste nobile di amico per indossare l’abito sdrucito di nemico. Un clima pesantemente diseducativo, che scivola lungo la china del bullismo e dell’asocialità giovanile.
Pensierino della sera. Noi vorremmo una scuola che premiasse l’utenza dei/perché (piena di dubbi e di domande) e non l’utenza che fa/coccodè (piena di signorsì e di certezze). Noi vorremmo una scuola antagonista culturale di una lanterna/Tv che pialla, droga e sopisce la mente dei bambini, dei giovani, degli adulti e degli anziani. Quindi, che sappia mettere in campo dispositivi cognitivi idonei a controllare e a dare direzione razionale all’enorme flusso di un’informazione mediatica che manomette - ora dopo ora - l’orologio della vita intellettuale ed emotiva di chi abita il bel/Paese.

"Riforma della scuola" n°15